Oltre che di guerra e covid in questi giorni si parla di catasto.

CASA

Il disegno di legge per la delega della riforma fiscale, il n. 3343/21, prevede all’art. 6 un progetto di modifica delle disposizioni attualmente in vigore in materia di catasto.

I dichiarati obiettivi sono due.

Anzitutto quello di far risultare, in massima trasparenza, tutti gli immobili abusivi o non correttamente accatastati, oltre che i terreni edificabili.

In secondo luogo quello di riallineare i valori dei beni ai prezzi di mercato.

Tutto questo, dicono i promotori della riforma, per riuscire a riequilibrare le imposte pagate da ciascuno.

In concreto, il progetto prevede che l’Agenzia delle Entrate e i Comuni dispongano di nuovi e più efficaci strumenti condivisi per l’individuazione, più agevole e veloce, dei beni accatastabili, oltre che per valutarne la consistenza. Secondariamente è previsto che ad ognuno degli immobili così individuati vengano attribuiti, oltre alla rendita attualmente imposta, un valore patrimoniale e un’ulteriore rendita “attualizzata” secondo i valori normali espressi dal mercato, periodicamente adeguati. Tali valori – sostiene Draghi – non sarebbero utilizzati per la determinazione della base imponibile delle imposte dirette, indirette, di trasferimento e sugli immobili, servendo piuttosto semplicemente a capire lo stato del patrimonio immobiliare del Paese.

Per quanto riguarda le unità di interesse storico o artistico il provvedimento prevede che i rispettivi valori debbano venire ridotti in considerazione dei maggiori costi di manutenzione e conservazione dei beni, nonché dell’esistenza di maggiori vincoli sugli stessi.

A bloccare l’approvazione del provvedimento è però il timore da parte di alcuni esponenti del Governo che l’espressa volontà di rivedere gli importi di rendita mal celi un diverso intento, ovvero quello di aggravare (se non oggi domani) la tassazione.

Secondo alcuni, infatti, una riforma dei valori immobiliari/catastali non si spiegherebbe se non per questo e inoltre – fanno notare i critici verso la riforma – il promosso intervento comporterebbe anche una variazione dei parametri ISEE con il conseguente rischio, per i proprietari, di sforare i parametri di soglia precedentemente mantenuti.

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